Siamo lo Staff, la Redazione di Music-Alive. Questo è l’unico profilo ufficiale. Per informazioni e richieste, contattaci direttamente!
This user account status is Approved

Ana Pê su “Meu Corpo, Meu Templo Sagrado”: trasformare l’autonomia dell’infanzia in arte

L’attrice, ricercatrice ed educatrice multidisciplinare brasiliana Ana Pê ha trascorso oltre venticinque anni ad ascoltare bambini e adolescenti nelle aule e negli spazi teatrali. Un impegno profondo ed empatico che costituisce il cuore pulsante del suo album d’esordio indipendente per bambini, Songs to Play, Breeze and Fly! (Músicas para Brincar, Ventar e Voar!). Attraverso un ricco mosaico di ritmi brasiliani e stili globali — dalla MPB, marcia e baião fino a ska, xote e rock — la raccolta di nove tracce trasforma i temi essenziali dell’infanzia in uno spazio giocoso e poetico dedicato all’immaginazione, all’affetto e al dialogo autentico. Prodotto dall’acclamato chitarrista Luiz Brasil con gli arrangiamenti curati insieme alla rinomata sassofonista Daniela Spielmann, il progetto riunisce uno straordinario collettivo di leggendari musicisti brasiliani, tra cui Charles Gavin, Beatriz Rabello, Thelmo Fernandes, Bruno Ganem, João Rafael, Lon Bové, Leonardo Reis e João Tavares Lopes.

Al centro di questo ambizioso ponte tra arte, educazione e benessere emotivo spicca il potente singolo “Meu Corpo, Meu Templo Sagrado”. Un brano rock per bambini energico e vibrante che celebra il corpo umano come la dimora sacra della nostra esistenza. Guidata dalla sua ricerca di dottorato in Arti Sceniche presso la UNIRIO — incentrata sulle intersezioni tra espressione artistica e salute mentale giovanile — la traccia offre una cornice accogliente, emancipatoria e protettiva per la consapevolezza di sé. Invece di impartire lezioni, il brano invita i giovani ascoltatori a dare valore ai propri sentimenti, a rispettare i propri confini personali, a comprendere il diritto di dire “no” e a cercare aiuto negli adulti di riferimento quando necessario. Unendo una produzione musicale di alto livello a un fondamentale scopo sociale, Ana Pê firma uno strumento educativo di primaria importanza per la prevenzione degli abusi sui minori, onorando la gioia, la libertà e la dignità emotiva della crescita.

1. Il tuo lavoro come educatrice teatrale e ricercatrice abbraccia oltre due decenni. In che modo alcuni momenti specifici vissuti in aula hanno plasmato l’energia rock e il messaggio sui confini corporei di “Meu Corpo, Meu Templo Sagrado”?

In più di vent’anni di attività come artista ed educatrice, specialmente nei laboratori di teatro dove lavoriamo direttamente con il corpo, le relazioni e la scena, ho ascoltato molte testimonianze e affrontato situazioni legate ad abusi vissuti da bambini e adolescenti. Sono stati tantissimi casi che mi hanno segnata a fondo.

Ricordo in particolare una studentessa che mi chiese di portare sul palco una sua esperienza personale. All’epoca stavamo lavorando con il Teatro dell’Oppresso di Augusto Boal: mi raccontò che il patrigno aveva tentato di entrare nella sua stanza e lei aveva gridato verso la madre, la quale però non era riuscita a prendere atto di ciò che stava accadendo. Su richiesta della ragazza, trasformammo quel vissuto in una scena di Forum Teatro. Questo è solo uno dei tanti contesti con cui mi sono confrontata negli anni.

“Meu Corpo, Meu Templo Sagrado” nasce proprio da queste esperienze e dalla consapevolezza che sia necessario dare voce a ciò che troppo spesso viene messo sotto silenzio. Mi ferisce profondo constatare come, in diverse parti del mondo, si assista a una recrudescenza di violenza e oppressione, in particolare contro le donne e i minori.

Per questo la canzone parte da un principio fondamentale: la presa di coscienza del proprio corpo. Il corpo viene spesso trascurato nei processi educativi, eppure è proprio attraverso di esso che percepiamo i nostri confini, il disagio e i segnali di pericolo. Il brano vuole dire ai bambini che possono riconoscere quei limiti, dire “no” e, soprattutto, chiedere aiuto se qualcosa non va. La scelta del rock non è casuale: porta con sé pulsione, energia e forza. Possiede la carica necessaria per affermare i propri confini, come un grido liberatorio: questo corpo è mio, questo è il mio limite e la mia voce deve essere ascoltata.

2. “Meu Corpo, Meu Templo Sagrado” affronta temi come autonomia corporea, consenso e cura di sé in modo accogliente e potenziante anziché pesante. In che modo tu e il produttore Luiz Brasil avete bilanciato l’intento educativo con un arrangiamento musicale accessibile e dinamico?

Ho firmato tutti i testi dell’album, ma “Meu Corpo, Meu Templo Sagrado” e “Quem Disse que Menino Não Chora?” sono state composte insieme a Daniela Spielmann. Quando ho scritto il testo di “Meu Corpo, Meu Templo Sagrado”, ho avvertito subito che le parole richiedevano una forza musicale precisa, e Dani mi ha aiutata a canalizzare quell’idea attraverso il rock. Sentivamo che quel linguaggio, con il suo ritmo e la sua carica, potesse veicolare la potenza richiesta dal tema senza rendere il brano pedante o cupo.

Dani conosce da vicino il mio percorso artistico e pedagogico, avendo collaborato con me per molto tempo; c’è stato un dialogo costante fin dall’inizio per definire la melodia e l’impronta sonora. In un secondo momento è subentrato Luiz Brasil per la produzione dell’album, portando tutta la sua esperienza e il suo talento negli arrangiamenti curati insieme a Daniela. La genesi del pezzo e la scelta del rock restano legate a quella prima intesa con Dani. Il risultato è un brano che tratta un argomento di estrema gravità ma con energia e movimento, perché desideravo che i bambini potessero non solo comprenderlo, ma anche cantarlo con trasporto.

3. L’album fonde rock, ska, baião, MPB e altri elementi, avvalendosi di importanti musicisti ospiti. Che ruolo gioca questa varietà musicale nell’aiutare i più piccoli a esprimere le proprie emozioni e a sviluppare empatia?

Immaginavo questo disco come un vero e proprio intreccio di voci differenti. Per questo ho voluto coinvolgere non solo cantanti ma anche attori, dato che la parola ha per me un valore centrale. Volevo che ogni interprete portasse la propria presenza e identità: Beatriz Rabello con la sua voce soave, Thelmo Fernandes con una potenza vocale che ammiro molto, Bruno Ganem con la sua straordinaria sensibilità, fino al timbro di Luiz Brasil, il cui accento bahiano aggiunge un’ulteriore sfumatura al progetto.

Mio nipote João partecipa a “Caminho do Mar”, un brano a cui tengo particolarmente perché affronta il tema del lutto attraverso lo sguardo di un bambino. Nasce da un momento vissuto insieme in spiaggia dopo la scomparsa di mia nonna, la sua bisnonna. Guardai il cielo e gli dissi: “Guarda João quanto è bello il cielo, è lì che è andata a vivere la bisnonna”. E lui mi chiese: “Zia Paula, quando la bisnonna muore lassù in cielo, torna sulla Terra?”. Quella domanda mi è rimasta dentro.

Volevo che il lutto trovasse spazio nell’album attraverso la sensibilità dell’infanzia. “Caminho do Mar” fa da controcanto a “Meu Corpo, Meu Templo Sagrado”: se una canzone parla della presenza del corpo, della sua consapevolezza e dei suoi confini, l’altra racconta di un corpo che non c’è più, ma la cui memoria continua a vivere in noi.

Questa pluralità di esperienze si riflette direttamente nella varietà musicale del disco. I bambini sono diversi tra loro, provano emozioni differenti e trovano modi distinti per relazionarsi con il mondo. Più alternative sonore ed emotive offriamo loro, più strade apriamo affinché possano riconoscere i propri sentimenti e comprendere quelli altrui. In questo c’è anche un’anima profondamente brasiliana: il Brasile è un Paese plurale e meticcio dal punto di vista musicale, e volevo che l’album abbracciasse questa molteplicità di ritmi, voci e modi di essere.

“Ana Pê ottiene qualcosa di veramente raro nella musica per bambini con ‘Meu Corpo, Meu Templo Sagrado’: trasforma un messaggio vitale di autonomia corporea e sicurezza in un inno rock vibrante che rispetta l’intelligenza, la vita emotiva e l’innata libertà di ogni bambino.”

— Giorgio Ballarin, Music-Alive

Condivi articolo

it_ITIT