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Antilabé – Domus Venetkens – recensione

Music Alive | 5 Agosto, 2020

Prima domenica d’agosto. Caldo asfissiante. Nulla di meglio che trovare qualcosa da fare che distolga l’attenzione dal termometro, spia crudele che non sembra lasciare speranza per un poco di fresco…

Ricordo, allora, una email ricevuta qualche giorno prima: una segnalazione riguardante un album dal titolo singolare, come di altri tempi. Sufficiente per destare la curiosità ed immergermi nell’ascolto.

Si tratta di “Domus Venetkens”, rilasciato nel novembre 2018 per la Lizard Records, dai veneti Antilabé.

Già dalle note introduttive si intuisce che non si tratta di un lavoro qualsiasi… impressione confermata anche dalla  successiva ricerca in internet per conoscerne di più.

Gli Antilabé sono un gruppo in attività dal 1994 che traggono il nome dalla speciale impugnatura degli Oplon, gli scudi distintivi in dotazione agli Oplita, soldati di fanteria pesante dell’antica Grecia.

“Domus Venetken”, terzo lavoro in studio della band, rappresenta un progetto composto da due opere legate tra loro: un romanzo fantasy a sfondo storico, scritto da Adolfo Silvestri (bassista del gruppo), e la relativa suite, che ne sviluppa i temi in chiave musicale. Il ritrovamento della situla venetica (un reperto archeologico rinvenuto a Montebelluna –TV- nella necropoli sita in località Posmon), è la molla ispiratrice del racconto, che vede i protagonisti alla ricerca della propria identità storica, viaggiando nel tempo e  nello spazio tra la Venezia del 1700 d.C. fino alle acque ioniche, culminando dopo mille peripezie, nell’antico regno di Paflagonia sulle coste dell’Anatolia.

Il tessuto narrativo è il pretesto per dare vita a 10 composizioni musicali legate idealmente fra loro, che si muovono in direzioni multiple, esplorando le sonorità dei tempi e dei luoghi suggeriti dalla storia.

Anche le lingue cantate nei testi (da Carla Sossai spalleggiata da Elvira Cadoin) sono diverse, definendo la dimensione spazio-temporale specifica (antico veneziano, illirico, greco…).

La ricerca sonora senza confini è il punto chiave di tutta l’opera e gli Antilabé sono capaci di confezionare musica altamente raffinata. I brani, infatti, si contraddistinguono per l’eleganza e l’accuratezza degli arrangiamenti oltre che per la ricchezza sonora di riuscitissimi inserti di flauto dolce, sax soprano, clarinetto basso, arpa celtica, bouzouki, vibrafono, che si affiancano agli strumenti più consueti (piano, batteria, percussioni, chitarra e basso). Tutto è al posto giusto: non ostante la complessità del racconto, la rappresentazione musicale scorre con morbida fluidità tra i paesaggi deliziosamente  affrescati. Atmosfere coinvolgenti, mai esuberanti. La folk-world-music (con incursioni jazz)  presentata  si avvale dei meccanismi del progressive, sfruttandone tutte le caratteristiche positive, senza divenire stucchevole né autoreferenziale.

Così si viene accolti dalle classicheggianti melodie multicolori di “Enetioi” sulle quali si destreggia la bella linea vocale vagamente afro, per passare ai toni  caldi e vivaci di “L’è rivà Carnoval”. Melodie  medio-orientali per “Glavize visokoska” dipingono i lidi balcanici, mentre “Orria festa” rielabora in modo originale i canti tradizionali salentini. “Yi eleuthera” è un sirtaki di matrice greca che viene animato da leggeri cambi stilistici che ne caratterizzano le atmosfere. “Gangra”, epilogo della storia, raccoglie le fila del discorso, chiudendo in bellezza. Forse la traccia di matrice più prog dell’intero CD.

Da non tralasciare, ovviamente, i brani “minori”: si tratta di brevi composizioni frapposte a quelle di durata maggiore, di cui condividono l’alta qualità compositiva ed espressiva.

La fine dell’album mi desta dal lieve stato di sospensione generato dall’ascolto: una gradevole parentesi di freschezza, in questo caldo pomeriggio d’agosto.

Andrea GhezziMusical Box © 2020 – Music-Alive – 05.08.2020

Pubblicato da Music Alive

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