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BODONI: gli anni ’90 non sono ancora finiti

Music Alive | Novembre 26, 2019

Ferrara, anni ’90. E’ il decennio in cui il grunge esplode e molti -allora- adolescenti crescono a pane e Nirvana, tra sonorità distorte e voci che urlano il loro disagio. Camicie a quadri, capelli lunghi, chitarra e mixtape con titoli scritti a bic: l’identikit dell’alternative rocker è presto fatto.

Quel periodo storico resta marchiato a fuoco anche nelle orecchie dei 4 ragazzi, che nel 2017 iniziano a scrivere e comporre, avendo ben chiara quella che sarà la loro identità musicale fin dall’inizio: la band prende il nome dal font Bodoni, molto in auge proprio negli anni ’90.

Un anno e mezzo dopo, iniziano a incidere l’EP “liveb”, che vedrà la luce a novembre 2018. Registrato da Samuele Grandi presso Sonika recording studio e masterizzato da Andrea De Bernardi presso Eleven mastering studio, “liveb” è disponibile su tutte le piattaforme streaming e nei principali digital store.

Otto tracce dalle fondamenta grunge, ma con pilastri portanti sludge e stoner e del profumo di punk che ogni tanto aleggia nell’aria.

Il primo brano dell’album, “Four legged pink mammal”, ci porta nel mondo onirico, raccontandoci un incubo: anche la differenza di ritmo e vocalità tra strofe e chorus è narrativa.  Con “Mark when ready” ci spostiamo su atmosfere più Offspring, nonostante il testo malinconico rimpianga “time has flown away into your evenings/ games we should have played instead of preaching”.

“Devil in the crypt”, terza traccia dell’ep e primo singolo estratto, è uno dei pilastri dell’album: un riff imponente e una ritmica ben definita, che sostengono passo per passo ogni frase della storia inquietante che Nico ci racconta, usando anche  registri vocali differenti. Uno di quei brani che ti lascia la sensazione di essere stato travolto da una valanga emotiva e quel turbamento tipico dello sludge.

Torniamo a un grunge doc, in stile 100% Nirvana, con “Sweetness of freedom”, per poi passare a “Any”, una delusione d’amore dove il sound dei Green Day di fine anni 90 la fa da padrone. Linea vocale pulita e orecchiabile, riff di chitarra malinconico e i quattro quarti tipici delle ballad rendono questo brano adatto ai timpani anche degli amanti delle sonorità più tranquille.

Ancora contaminazioni punk per “When you blend Confusion & Clarity (and make a home out of it)” in cui, con l’aiuto della voce di Clelia Antolini, si ascolta lo yin e lo yang in forma musicale: uomo-donna, bene-male, amore-odio: “You’re my treasure / You’re the thorn stuck in my spine”.

L’album chiude con i due pezzi più hardcore e arrabbiati: “Pleased to meet you” è un titolo fortemente sarcastico mentre “Blame the needle”, in risposta a “I’ve got fire in my veins”, tocca un argomento assai delicato e non necessita di spiegazioni.

La formazione attuale della band è composta da Nico a voce e chitarra, Danny alla batteria, Memo alla seconda chitarra e cori e Parme al Basso.

Abbiamo colto l’occasione, visto il rilascio del primo singolo, per rivolgere ai Bodoni qualche domanda.

D: Bodoni ante 2017. Qual è stato il rapporto di ognuno di voi con la musica prima di creare la band? Avete trascorsi con altri gruppi, esperienze precedenti?

R:

Il rapporto con la musica per ognuno di noi è viscerale. Siamo cresciuti a pane e double deckers, dito pronto sul Rec appena veniva trasmessa la canzone desiderata. Ecco perché non abbiamo lunghe intro nelle nostre canzoni: mancanza di riflessi nel premere il bottone rosso e non siamo l’uomo gatto da Papi.

Abbiamo suonato sempre tra di noi, tra cambi di formazione, di generi musicali, e stili. Ma ci conosciamo davvero da una vita.

D: Viste le numerose influenze che si sentono in “liveb”, sembra che ognuno di voi abbia background e gusti diversi, oltre al grunge che vi accomuna. In fase compositiva, quali sono i ruoli e il contributo di ognuno di voi?

R:

Fondamentalmente ognuno di noi dice la sua ed in maniera molto democratica (tipo ics factor: 4 sì) seguiamo le idee e i consigli di ognuno di noi per riff, pause e strutture delle nostre canzoni

D: Cosa volete trasmettere con questo Ep? C’è un messaggio preciso che vorreste far arrivare al pubblico?

R:

Non vogliamo trasmettere un concetto ma un’idea: quello che la musica migliore si è fermata la, nei 90.

D: Se oggi aveste la possibilità di scegliere con chi condividere il palco domani, chi sarebbe?

R:

Fangclub, dinosaur pile-up, Melvins!!! Scrivi Melvins. Mudhoney, Stranglers, Ash (di Downpatrick) Redfang e Pupo.

D: Tre aggettivi per ognuno di voi.

R:

disordinato, felice, disfunzionale, puntuale, scellerato, entusiasta, irriverente, criptico, malinconico, disturbato, trasandato, menagramo e scettico. Ma non ti indichiamo chi è cosa per non rovinare la sorpresa.

D: Progetti per il futuro?

R:

Suonare per l’Europa viaggiando su camper a noleggio. Se intendi lavorativamente, i tornitori: di quello c’è sempre bisogno.

Dove ascoltare “liveb”?

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Auguriamo a questi talentuosi ragazzi di poter vedere, dai migliori palchi italiani e internazionali, folla pogante e teste che si muovono! \m/

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A cura di Francesca Saglia – Music-Alive Ufficio Stampa 2019

Pubblicato da Music Alive

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