Mauro Petrarca: il Medioevo entra nel presente

Un salto temporale senza dimenticare presente e futuro prossimo. Ironia e provocazione a due passi: scrive “Dovunque vai con teco porti il cesso” Mauro Petrarca, anzi per l’esattezza mette in musica i versi satirici duecenteschi di Rustico Filippi, costruendo un incontro surreale tra strumenti antichi, ironia colta e perfino il suono campionato di uno sciacquone. Un nuovo capitolo nella sua ricerca musicale fuori da ogni schema. Lasciate ogni abitudine o voi che entrate…

 

 

Per anni hai scritto personalmente testi e poesie, questa volta invece hai lasciato la parola a Rustico Filippi. Perché? Domanda schietta e diretta…

Nei lontani anni ’90 e inizi 2000 mi ero già misurato con la trasposizione in musica di testi di Ungaretti, Montale, Verlaine. Componevo brani cameristici prendendo in prestito versi di questi grandi autori ma era un lavoro finalizzato ai saggi di fine anno della mia classe di Composizione, in Conservatorio. Grandi esperienze formative ma avevano un evidente limite: erano elaborati scolastici, appunto. Sono tornato a ricercare quella pratica ma ovviamente, dopo tanti anni, con distacco assoluto verso l’accademismo e con una connessione particolare verso determinati autori.

Leggendo il sonetto sorprende quanto possa sembrare ancora feroce e persino moderno. Siamo davvero diventati più sofisticati oppure abbiamo semplicemente cambiato le parole con cui ci insultiamo?

Adoro l’arte dell’insulto. La si può praticare (sbagliando) in modo cafone, volgare, sciatto, sguaiato oppure in maniera elegante e raffinata. La poesia che ho scelto vanta una ricerca e un’architettura lirica che ci portano in questa seconda direzione, che è sicuramente preferibile.

Viola da gamba e sciacquone domestico finiscono nello stesso arrangiamento. Come si arriva ad una tale connessione?

Il mio percorso di studi effettivamente parte dal Rinascimento-Barocco (viola da gamba) e si conclude col rumorismo avanguardistico novecentesco (sciacquone): ho fatto coesistere elementi simbolici per me estremamente formativi.

E dentro questo video? Qual è il vero filo conduttore che ci lega al quotidiano secondo te?

Ho fatto televisione e radio, sono stato immerso nel divertente trash che i media trattano quotidianamente: per me il video realizzato è un’allegoria estremizzata di ciò che ho avuto la fortuna di vivere in quelle esperienze.

Dal “Poeta Cimiteriale” a “Canzoniere Crepuscolare”, fino a Rustico Filippi, continui a mettere in comunicazione mondi apparentemente lontanissimi. Anche qui la domanda è inevitabile: perché? Il tempo moderno di cosa ha bisogno?

Ho sempre lavorato a concept-album, o comunque progetti musicali ampi, in modo da definire un momento preciso del percorso e farlo in maniera approfondita. Questo è il momento della poesia antica rivisitata: e mi auguro possa arrivare al mezzo televisivo generalista per un’adeguata diffusione.

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