Ci sono canzoni che nascono da un’intuizione artistica, altre da un momento creativo particolare. E poi ci sono brani che nascono dalla memoria, da eventi della vita che continuano a vivere dentro chi li ha vissuti. È proprio da questa dimensione profondamente personale che prende forma “Damned Night”, il nuovo singolo scritto, composto e prodotto da Lucia Pupolin, artista conosciuta nel panorama musicale con il nome d’arte Lucia Houston.
Il brano nasce da una storia reale, intima e dolorosa, che l’artista ha scelto di trasformare in musica con grande lucidità emotiva e rispetto verso i ricordi che l’hanno ispirata. La genesi del progetto risale a un momento molto concreto della vita di Lucia: un trasloco. Mentre riordinava gli oggetti appartenuti ai suoi genitori, scomparsi da alcuni anni, tra scatole e ricordi dimenticati ha ritrovato un vecchio DVD di famiglia.
All’interno di quel disco era custodita una giornata al mare vissuta oltre venticinque anni prima insieme alla sorella Susanna e al nipotino Endriu. Rivedere quelle immagini ha riportato alla luce una parte importante della sua storia personale, fatta di affetti profondi ma anche di eventi tragici che hanno segnato la sua vita.
Il piccolo Endriu morì all’età di due anni e mezzo a causa di un blocco polmonare dopo una lunga agonia in ospedale. In quel periodo Lucia aveva avuto un ruolo centrale nella sua crescita: per quasi un anno si era presa cura di lui quotidianamente, accogliendolo nella propria casa mentre i genitori attraversavano un momento difficile dovuto a un incidente che aveva coinvolto il padre. Quel periodo di convivenza aveva creato un legame molto forte tra zia e nipote.
La tragedia arrivò pochi mesi dopo. Il ricordo di quella notte è rimasto vivido nella memoria dell’artista: era il 12 dicembre e Lucia si trovava sul palco durante un concerto quando venne informata che doveva telefonare urgentemente a un numero lasciato per lei. Da quella chiamata seppe che il piccolo era stato portato in ospedale. Raggiunse la struttura il più velocemente possibile e trascorse la notte accanto a lui.
Al mattino, per un attimo, ebbe la sensazione che tutto fosse stato soltanto un brutto sogno. In realtà era stato il suo corpo a scaldarlo durante la notte, mentre ormai la vita si era già spenta.
Circa un anno e mezzo dopo, un altro evento tragico colpì la famiglia. La sorella Susanna, figura fondamentale nella vita di Lucia e di dieci anni più grande di lei, morì in un incidente stradale mentre rientrava dal lavoro. Per l’artista non era soltanto una sorella, ma un punto di riferimento quotidiano con cui condividere pensieri, difficoltà e momenti di vita.
Il ritrovamento di quel DVD ha riportato alla luce tutti questi ricordi. Da quel momento è nata quasi spontaneamente la scrittura di “Damned Night”, una canzone che prende la forma di una conversazione ideale con la sorella, un dialogo interiore in cui affiorano domande, ricordi e riflessioni su come alcuni momenti possano cambiare per sempre il destino di una persona.
Il titolo del brano richiama simbolicamente proprio quella notte che ha segnato un punto di svolta nella sua vita. La musica accompagna questo racconto emotivo attraverso una struttura sonora costruita per sostenere il peso del testo senza sovrastarlo. Gli arrangiamenti sono stati curati dal polistrumentista Massimo Passon, che ha collaborato alla realizzazione musicale del progetto contribuendo a dare forma alla visione artistica dell’autrice.
Il progetto si completa con un videoclip diretto dalla stessa Lucia Pupolin. Nel video vengono utilizzate le immagini originali della giornata al mare ritrovate nel DVD di famiglia. Quelle riprese, recuperate e rielaborate tecnicamente sempre da Massimo Passon, diventano parte integrante della narrazione visiva del brano, trasformando ricordi privati in una testimonianza condivisibile.
Con “Damned Night”, Lucia Houston sceglie quindi di dare voce a una parte molto personale della propria storia. Non si tratta soltanto di un racconto autobiografico, ma di un gesto di memoria verso le persone che hanno segnato profondamente la sua vita. Attraverso la musica, l’artista restituisce spazio a quei ricordi, dimostrando come l’arte possa diventare uno strumento per custodire e trasformare le emozioni più profonde.
Il brano rappresenta così una nuova tappa nel percorso creativo di Lucia Pupolin, autrice, compositrice e performer che da anni porta avanti una ricerca artistica in cui esperienza personale, memoria e linguaggio musicale si intrecciano.
1. “Damned Night” nasce da un ricordo molto personale. Quando hai ritrovato quel DVD durante il trasloco, in che modo quel momento ha acceso l’ispirazione che ti ha portato a scrivere la canzone?
È successo in modo estremamente spontaneo. Durante il trasloco ho ritrovato questo DVD e, leggendo la copertina, è stato come fare un salto improvviso nel passato. Mi sono seduta a terra e l’ho abbracciato mentre piangevo. In quel momento si sono mescolate tante emozioni: dolore, rabbia, delusione.
Da lì è nata l’esigenza di scrivere. Sentivo il bisogno di parlare con mia sorella, di farle domande che in fondo mi porto dentro da anni. Mi sono chiesta tante volte se la mia vita sarebbe stata diversa se tutto questo non fosse mai accaduto, come sarebbe stato oggi e se avrei sofferto di meno. Quella sensazione mi ha spinto a mettere tutto su carta quasi senza pensarci.
2. Nel brano il testo assume la forma di un dialogo ideale con tua sorella Susanna. Quanto è stato importante per te trasformare quei ricordi e quelle emozioni in una conversazione musicale?
All’inizio è stato davvero qualcosa di immediato, quasi improvviso. Non mi sono fermata a riflettere troppo: è stata una necessità, un’urgenza emotiva. Ricordo di aver scritto il testo di getto, tutto insieme.
Era come se ci fosse una forza che mi spingeva a far uscire quelle parole. Avevo bisogno di dire quelle cose, di tirarle fuori. A volte mi chiedo se fosse come se lei stessa me lo stesse chiedendo, oppure se fosse semplicemente il dolore che aveva bisogno della musica per trovare uno spazio in cui esistere.
3. Il titolo “Damned Night” richiama simbolicamente momenti molto importanti della tua vita. Che cosa rappresenta davvero questa “notte” all’interno del brano?
La cosa curiosa è che parole e accordi sono arrivati in modo molto naturale. Durante la scrittura del brano sembrava quasi che fluttuassero da soli. È stata una sensazione molto particolare, come quando ti rendi conto di dover essere in un certo luogo esattamente in quel momento.
Il titolo “Damned Night” racchiude però diversi significati. Certamente richiama la notte in cui Endriu ha perso la vita, mentre io ero su un palco a cantare. Nel videoclip si vede proprio quella dimensione, il concerto in un locale.
Ma quella “notte dannata” è anche la notte in cui mia sorella Susanna è stata travolta da un’auto ed è morta sulla strada mentre tornava dal lavoro. Nel video l’incidente iniziale richiama proprio quel momento.
C’è poi anche un altro livello più personale. È la notte in cui, anni prima, ho accettato di uscire per andare a un party, anche se in realtà non ne avevo voglia. L’ho fatto per un’amica, ma quell’incontro si è rivelato poi molto negativo e ha segnato la mia vita con una serie di eventi e circostanze che mi hanno causato grande dolore.
In fondo “Damned Night” racchiude tutto questo: è il mio grido verso mia sorella Susi, che per me era una guida, un punto di riferimento, la persona con cui condividevo tutto. A volte penso che se lei fosse stata ancora qui, se non fosse morta quella notte su quella strada, forse molte cose sarebbero andate diversamente e forse non avrei sofferto così tanto. Una parte di me è morta con lei.
Oggi però posso dire che, grazie anche a mio marito Mac Vicsamar, che mi è vicino non solo artisticamente ma anche emotivamente, sono riuscita a guarire molte ferite.

4. Gli arrangiamenti del brano sono stati realizzati insieme al polistrumentista Massimo Passon. Come si è sviluppata la vostra collaborazione per dare forma alla dimensione sonora della canzone?
Con Massimo c’è sempre un grande feeling. Lavoriamo molto bene insieme e tra noi esiste una forte sintonia artistica. Quando gli ho fatto ascoltare il brano ha percepito subito l’atmosfera emotiva che volevo trasmettere.
Abbiamo deciso di costruire dei cori molto profondi e di inserire degli archi che potessero “aleggiare” nella struttura del brano, creando un clima sospeso e carico di emozione. Anche la sua esecuzione al basso è stata, come sempre, molto intensa.
Tutto il lavoro sugli arrangiamenti è stato pensato per dare alla canzone una dimensione avvolgente e profonda, ma allo stesso tempo rispettosa della sua intimità.
5. Nel videoclip hai scelto di utilizzare immagini reali tratte dal DVD ritrovato durante il trasloco. Che cosa ha significato per te inserire quei ricordi nel racconto visivo del progetto?
È stata probabilmente la parte più dolorosa di tutto il progetto. Rivedere quel video sapendo quello che sarebbe successo dopo è stato molto difficile, non solo per me ma anche per Massimo.
Durante le riprese del videoclip ho pianto moltissimo. È stato un processo emotivamente intenso anche per chi lavorava con me. Però sentivo davvero il bisogno di affrontare anche la parte più dura della loro scomparsa. Forse era un modo per rielaborare ancora una volta quel dolore, oppure perché, nonostante siano passati molti anni, dentro di me non sono ancora del tutto pronta ad accettare la loro assenza.
Rivederli in quel DVD, insieme a me, è stata un’emozione fortissima. Avevo bisogno di inserirli nel video, di farli rivedere anche agli altri. In qualche modo volevo riportarli in vita per qualche secondo, attraverso quelle immagini e i loro sorrisi. Era importante per me che nessuno potesse dimenticarli.
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