Il produttore e artista londinese Don Cicci si sta ritagliando uno spazio distintivo all’interno del panorama urban, facendo da ponte tra le sonorità cinematografiche europee d’epoca e le moderne tecniche di beat-making. Formatosi presso la prestigiosa Pointblank Music School, dove ha perfezionato la sua perizia tecnica unendola a una profonda conoscenza del settore, Don Cicci lavora dal suo home studio nella capitale inglese, realizzando tracce meticolosamente programmate che si collocano all’intersezione tra la grinta della strada e un avvolgente calore nostalgico.
Il suo nuovo singolo, “Polpette”, rappresenta quello che il produttore considera uno dei suoi migliori risultati in ambito boom bap fino ad oggi. Profondamente radicato nello stile compositivo drammatico delle colonne sonore italiane degli anni ’70, il brano intreccia complessi tagli di campioni — inclusi elementi presi da “Fine Wine” di TY — con una programmazione di loop stratificati. Lo strumento che ne risulta accompagna l’ascoltatore in un viaggio emotivo, bilanciando percussioni boom bap e una ricca bellezza cinematografica. Abbiamo incontrato Don Cicci per parlare del suo processo di produzione, delle sue influenze stilistiche e della storia che si cela dietro “Polpette”.
1. “Polpette” fonde con disinvoltura il boom bap più crudo e da strada con il tocco drammatico delle composizioni italiane degli anni ’70. Cosa ti ha attratto per la prima volta verso quest’epoca specifica della musica italiana e come riesci a tradurre quelle sonorità vintage in un contesto urban moderno?
Risposta: Fin da giovani, penso che molte persone possano dire di essere state influenzate da musica con un certo gusto italiano. Crescendo ho guardato tantissimi film e la loro musica mi ha sempre ispirato: è come quando ascolti qualcosa che ti tocca nell’animo e senti il bisogno di scoprire esattamente quali siano quei brani. Questo stile rappresenta un’influenza centrale nel mio modo di strutturare e produrre musica. Il mio obiettivo è offrire all’ascoltatore qualcosa da cui possa trarre significato, che si tratti di un momento di carica emotiva o di un qualsiasi altro stato d’animo, permettendogli di riascoltare il brano e rifletterci sopra.
2. Hai descritto “Polpette” come una montagna russa emotiva che bilancia bellezza e grinta metropolitana. Puoi spiegarci il tuo processo di campionamento e programmazione per questo brano, in particolare come hai incorporato “Fine Wine” di TY nel tuo studio a Londra?
Risposta: Ho scoperto il brano “Fine Wine” di TY e mi ha ispirato dall’inizio alla fine. Ho caricato la traccia su Ableton Live, l’ho tagliata in vari segmenti, ho creato diversi loop e l’ho riarrangiata da capo. Successivamente ho programmato il ritmo della batteria, la linea di basso e ho completato la struttura complessiva della produzione. È stato un processo semplice, ma estremamente efficace.
3. Dopo aver studiato alla Pointblank Music School e aver sviluppato un sound unico che unisce trap, R&B e boom bap classico, come vedi il ruolo di “Polpette” nel plasmare il prossimo capitolo della tua evoluzione artistica?
Risposta: Durante gli studi alla Pointblank Music School si è riaccesa in me la scintilla per la produzione. Faccio sempre molta attenzione al tipo di emozione che una traccia deve trasmettere e cerco di mettermi nei panni di chi ascolta per capire come la percepirà. Per quanto riguarda “Polpette”, dal mio punto di vista personale lo considero uno dei miei migliori lavori realizzati finora e sta ricevendo moltissimi apprezzamenti. Per il prossimo capitolo dovremo aspettare e vedere: come artista e produttore cerco sempre di migliorarmi e di superare la qualità del mio lavoro precedente.
“Don Cicci offre una lezione magistrale di campionamento atmosferico in ‘Polpette’: uno strumento boom bap avvincente che fonde con disinvoltura il dramma cinematografico italiano degli anni ’70 con il cuore pulsante della musica urban londinese.”
— Giorgio Ballarin, Music-Alive