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Music-Alive presenta in esclusiva per l’Italia la band cilena In Ad Hominem e i loro singoli “Toda mi Ira” e “Ciudad sin Dios”

San Sebastián / V Región (Cile) – Italia — La piattaforma e agenzia Music-Alive presenta in esclusiva per il mercato e la promozione radiofonica italiana la proposta musicale degli In Ad Hominem, power trio metal originario del Cile.

Formatisi nell’estate del 2023 nella località balneare di San Sebastián (V Región) da musicisti con una solida traiettoria nella formazione Krudo — Giordano Moglia (voce principale e chitarre), Lucio Pérez (basso e cori) e Roberto Zúñiga (batteria) —, gli In Ad Hominem esplorano le radici del metal fondendo elementi Thrash e Groove con sfumature melodiche e progressive. La proposta della band si definisce per l’autenticità, la forza, la disciplina e la rappresentazione di complesse esperienze umane. Tra le loro influenze fondamentali figurano riferimenti del metal internazionale come Metallica, Sepultura, Slayer, Pantera, Nevermore, Dream Theater, Iron Maiden, Anthrax, Helloween, Morbid Angel, Death, Opeth e Gojira.

Dopo un percorso di composizione iniziato nel 2023, la formazione è entrata nel novembre 2025 agli Estudios Audio Custom di Santiago del Cile per registrare il primo album sulla lunga distanza, sotto la produzione di Cristian Olivares. Il risultato è il disco d’esordio, “Entre Sangre y Fuego”, pubblicato ufficialmente il 1° giugno 2026 su tutte le piattaforme digitali.

Nell’ambito di questa campagna promozionale incentrata sull’Italia, Music-Alive evidenzia come singolo principale per la rotazione e la diffusione radiofonica il brano “Toda mi Ira”, una traccia diretta e viscerale il cui testo affronta la rabbia, la manipolazione e l’impotenza di fronte a chi finge sentimenti per ottenere un tornaconto personale.

In parallelo, si invitano i media e il pubblico a scoprire la proposta audiovisiva del gruppo attraverso il videoclip ufficiale di “Ciudad sin Dios”. L’opera è stata realizzata mediante strumenti di Intelligenza Artificiale dal noto produttore audiovisivo Matías Tapia (Mato). Concettualmente nata da un incubo di uno dei membri della band, la clip ritrae il caos urbano, la presenza del male, l’assenza di redenzione e il volto nascosto delle grandi metropoli al di fuori dei circuiti turistici.

Noi di Music-Alive siamo i primi ad avere l’onore di intervistarli per voi!

San Sebastián è stata il punto di partenza del gruppo nell’estate del 2023. Che atmosfera o energia di quel luogo ha facilitato la nascita degli In Ad Hominem?

San Sebastián è una località balneare molto speciale per noi: è il luogo in cui siamo cresciuti insieme fin da bambini. Si trova sulla costa centrale del Cile, nella V Regione di Valparaíso. È un posto intriso di misticismo, con un ampio litorale e molta campagna da esplorare, dove a quei tempi non vivevano molte persone e la maggior parte della gente arrivava solo per le vacanze estive. Essendo in pochi, le relazioni umane erano molto forti e la vicinanza del mare è stata una continua fonte d’ispirazione per anni.

Noi, come amici, ci siamo immersi nella musica durante l’adolescenza: durante le nostre feste e i nostri ritrovi in spiaggia era tipico girare con una chitarra acustica o semplicemente con una radio per ascoltare musica fino all’alba. Siamo cresciuti suonando e ascoltando musica, quindi l’evoluzione verso gli In Ad Hominem è fortemente segnata da questo luogo amato. Sebbene la band sia relativamente nuova (2023), noi tre suoniamo insieme fin dall’adolescenza e siamo passati attraverso diversi progetti.

Avendo condiviso un percorso precedente nei Krudo, in quale momento esatto avete sentito la necessità concettuale di chiudere quella tappa e iniziare un nuovo progetto insieme?

I Krudo sono stati fondamentali per la nostra evoluzione musicale. Noi tre eravamo i fondatori di quella band nata nel lontano 2003, a cui poi si erano aggiunti altri elementi nel corso degli anni. In quel contesto tutti i componenti contribuivano alla composizione, ma con il passare del tempo ci sono stati dei cambi di formazione, processi molto lenti per provare, comporre e registrare, una continua ricerca di un cantante e problemi di motivazione che alla fine hanno indebolito i rapporti e l’entusiasmo. Successivamente la pandemia ha definitivamente messo fine al progetto.

Nel post-pandemia, Giordano e Lucio volevano continuare a comporre e avevano un grande desiderio di creare nuova musica; tuttavia, poiché nei Krudo c’erano brani scritti anche da membri che non facevano più parte del gruppo, abbiamo deciso di ripartire da zero come una band del tutto nuova. Con questa idea siamo andati a parlare con Roberto (il batterista) per capire se se la sentisse di inseguire questo sogno e, naturalmente, ha accettato con entusiasmo.

Tutti e tre, desiderosi di andare avanti, ci siamo trovati di fronte al dilemma di chi avrebbe cantato o se cercare un quarto elemento che si occupasse delle voci. Alla fine abbiamo privilegiato l’amicizia e la fiducia reciproca, decidendo di gestire le parti vocali tra di noi; Giordano si è preso l’onere della voce principale, avendo un timbro più predisposto rispetto agli altri. Ormai diventati un power trio, nell’estate del 2023 ci siamo immersi direttamente nella composizione e nella definizione del concetto della band.

Il nome In Ad Hominem rimanda a una nota fallacia logica incentrata sulla persona. Perché avete scelto questa denominazione e come si riflette nella vostra filosofia artistica?

Dopo tante ricerche, letture e vari tentativi con diversi nomi, abbiamo trovato molto interessante il concetto di “Ad Hominem”, che si riferisce all’attaccare la persona (il significato è proprio “contro l’uomo”) anziché le sue argomentazioni in un dibattito o nella difesa di una tesi.

Se portiamo questa fallacia logica nella vita reale e analizziamo come ci tratta oggi il sistema a livello globale — tra guerre, disuguaglianze, abusi di potere e ingiustizie all’ordine del giorno —, notiamo che chi domina questo mondo attacca costantemente la popolazione senza tenere conto dei suoi reali bisogni, che spesso sono cose semplici come la dignità e il rispetto. È assurdo che un leader mondiale sia più preoccupato di bombardare un Paese per ragioni politico-economiche e per dimostrare chi sia il più forte, anziché curarsi delle reali necessità dell’umanità. Quello che viviamo oggi a livello globale è una vera e propria fallacia.

Vi definite formalmente come un power trio. Quali sfide e quali vantaggi tecnici o creativi rappresenta questa formazione per il suono che cercate?

Il primo grande vantaggio è che noi tre siamo grandissimi amici da sempre, quindi la comprensione reciproca, la rapidità nel raggiungere accordi e il processo decisionale risultano molto più semplici. Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, quando si tratta di comporre musica è molto più facile unificare le idee e portare a termine una canzone. Crediamo che l’essere cresciuti insieme fin da piccolissimi aiuti molto: ognuno conosce i punti di forza e le debolezze degli altri, sappiamo subito quali riff, melodie e ritmi possono piacerci e svilupparsi al meglio come band.

Sul fronte delle sfide, essere costituiti soltanto da una chitarra, un basso e una batteria ci impone di stare molto più attenti durante le esibizioni dal vivo, perché ogni minima sbavatura si nota subito: la precisione è una bella sfida. Oggi, inoltre, esiste molta tecnologia ed equipaggiamento che si possono utilizzare per integrare il nostro suono dal vivo, e un’altra sfida è saper essere efficienti nel momento in cui li usiamo.

A livello personale, come si è evoluta la relazione tra Giordano, Lucio e Roberto nel passare dal progetto precedente a consolidare questa nuova identità?

Come menzionato prima, conoscerci ed essere amici fin dall’infanzia ha fatto sì che il passaggio da un progetto all’altro non fosse difficile da gestire. Sentiamo di essere evoluti musicalmente e la maturità si nota nelle nostre canzoni; guardando la cosa da un altro punto di vista, forse avremmo dovuto sempre essere solo noi tre, perché siamo sempre stati la base e l’ossatura di tutto.

Un giorno, un amico molto stretto che ha ascoltato per la prima volta i brani degli In Ad Hominem ha detto: “L’ho sempre saputo che voi tre da soli potevate creare musica eccezionale, senza bisogno di altri componenti, e il risultato è sotto gli occhi di tutti”. Senza dubbio, tutti questi anni trascorsi a suonare insieme nei progetti precedenti ci hanno dato la maturità e l’esperienza necessarie per raggiungere ciò che abbiamo oggi negli In Ad Hominem. Siamo estremamente uniti, devoti alla band e molto responsabili di ciò che intendiamo mostrare e trasmettere ai nostri ascoltatori e fan.

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