Nel panorama musicale contemporaneo, F. Pozzy rappresenta una figura fuori dagli schemi, capace di attraversare decenni di musica senza perdere coerenza e identità. Attivo sin dai primi anni Ottanta, ha costruito un percorso artistico basato su una visione chiara: mettere al centro l’espressione, non le mode.
Con l’album Rebel conferma ancora una volta questa linea, proponendo un rock che guarda alle grandi radici del genere ma resta pienamente vivo nel presente. Due brani, Rebel e You Are My Love Again, sintetizzano bene questa doppia anima: da un lato l’energia ruvida e diretta dell’hard rock, dall’altro una scrittura più emotiva e intensa, entrambe legate dalla stessa idea di musica autentica, suonata e senza filtri.
Pozzy non rincorre le tendenze, ma continua a sviluppare un linguaggio personale che nasce dall’ascolto dei grandi del rock classico e si trasforma in una voce riconoscibile. Il suo lavoro non è mai costruito per apparire, ma per comunicare, e ogni brano nasce da un’esigenza reale, non da una strategia. In un’epoca in cui molto è guidato dall’immagine, Pozzy resta fedele al contenuto e la sua carriera dimostra una continuità rara nel tempo.
Album dopo album, il suo percorso si è arricchito senza perdere direzione, e Rebel si inserisce in questa storia come un nuovo capitolo coerente, capace di ribadire la forza del rock come linguaggio espressivo e, allo stesso tempo, come veicolo di emozioni. Music-Alive ha voluto incontrare F. Pozzy per approfondire questo momento della sua carriera, per capire cosa c’è dietro le sue ultime canzoni e per ascoltare direttamente la sua visione della musica di oggi, dando vita a un dialogo sincero che racconta un artista e il suo percorso.
Rebel e You Are My Love Again mostrano due lati molto diversi della tua musica: quanto è importante per te mantenere questo equilibrio tra forza e sentimento?
È molto importante che chi mi ascolta percepisca chiaramente queste due facce della stessa medaglia: da un lato il mio carattere più rock, dall’altro quello più dolce e pop. Può sembrare una contraddizione, ma in realtà descrive perfettamente il mio modo di essere. Ho ascoltato per tutta la vita entrambi questi mondi musicali, apprezzando sia le band più dure sia i brani più leggeri, capaci di trasmettere emozioni più intime e delicate. Per me non sono opposti, ma due espressioni della stessa personalità.
Dopo più di quarant’anni di attività, cosa significa oggi per te essere un “rebel” nella musica?
Significa non aver mai fatto compromessi. Nemmeno negli anni Ottanta, quando l’italo-disco dominava ovunque, mi sono piegato alle mode. Nessuno ha mai deciso al posto mio e nessuno mi ha mai costretto a fare qualcosa che non sentissi davvero. Questa è la mia idea di ribellione: restare fedele a me stesso e rifiutare qualsiasi imposizione. La libertà, per me, non è negoziabile.
Il tuo suono richiama il grande rock degli anni ’70 e ’80: come riesci a renderlo attuale senza tradirne lo spirito?
Faccio semplicemente quello che sento. Il mio sound non cambia in base alle mode. Se arrivano critiche o etichette come “nostalgico”, va bene così. Sì, sono nostalgico, e non vedo perché dovrei vergognarmene. Continuo a essere me stesso, senza compromessi, perché è l’unico modo che conosco di fare musica.
Hai sempre scelto l’indipendenza artistica con Pozzy Records: quanto ha inciso questa libertà sulle tue scelte musicali?
Ha inciso in modo totale. L’indipendenza dal denaro significa vera libertà: niente ricatti, niente imposizioni da parte di produttori interessati solo al profitto. Nessun laccio al collo. Se questo comporta restare poveri, va bene così, perché almeno resto libero di fare la musica che sento.
Guardando al tuo percorso, senti di aver detto tutto quello che volevi con la musica, o c’è ancora qualcosa che F. Pozzy deve raccontare?
L’unica cosa che potrebbe fermarmi è il buon Dio. Per il resto, continuerò ogni anno a pubblicare un disco, sempre con la mia miscela di rock e pop. Voglio continuare a comunicare a chi mi ascolta ciò che sentono la mia anima, il mio cuore e il mio amore per la musica.
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