Dopo aver emozionato il pubblico con il suo messaggio profondo e le sonorità intime, Faro X torna a far parlare di sé: il suo singolo “Siamo Macchine” ha superato le 60.000 visualizzazioni su YouTube, un traguardo importante per un artista indipendente che punta tutto sull’autenticità.
Il brano, una riflessione intensa sulla disumanizzazione della società moderna, ha toccato corde profonde in un pubblico sempre più in cerca di verità e consapevolezza.
Abbiamo voluto incontrarlo di nuovo per capire cosa significa per lui questo risultato, come ha vissuto la crescente attenzione, e cosa si nasconde dietro i numeri.
In un’epoca dove tutto sembra consumarsi in fretta, Faro X continua a costruire con pazienza il suo percorso, canzone dopo canzone, parola dopo parola.
Perché dietro ogni visualizzazione c’è un ascolto, un’emozione, una coscienza che si risveglia.
60.000 visualizzazioni su YouTube: quando hai realizzato che “Siamo Macchine” stava raggiungendo così tante persone e qual è stata la tua prima reazione?
Ovviamente sono felicissimo! Per un artista emergente come me è davvero tanto. Sono numeri paragonabili a quelli di alcuni ragazzi usciti da Sanremo Giovani, quindi la cosa mi rende immensamente orgoglioso. Certo, si può sempre fare di più — come in tutte le cose nella vita. Partecipare a Sanremo Giovani è sempre stato un mio desiderio, ma anni fa non cantavo ancora bene come oggi. Ho iniziato tardi a prendere lezioni di canto e all’epoca non avevo neanche un produttore musicale… non potevo fare tutto da solo! Queste visualizzazioni rappresentano un po’ una mia rivincita, diciamo così.
Hai ricevuto messaggi o commenti da parte del pubblico che ti hanno particolarmente colpito? C’è una reazione che ti ha lasciato senza parole?
Sì, certamente. Tra tutti, mi ha colpito molto il commento: “È proprio vero che nessuno ascolta più”, e anche quello in cui si diceva qualcosa come: “Oggi, come oggi, siamo diventati delle macchine”. Molte persone si sono riconosciute in questa mia canzone, come se avessi davvero fatto centro. È una situazione che, in fondo, viviamo un po’ tutti — nei luoghi di lavoro, nelle relazioni amorose, nelle amicizie…
Pensi che il successo del brano derivi più dal messaggio profondo che contiene o dal sound che lo rende accessibile? O è il giusto equilibrio tra i due?
Assolutamente, credo che il giusto equilibrio tra le due cose sia fondamentale — e infatti qualcuno me lo ha anche scritto nei commenti. Va benissimo avere un testo forte, con parole chiare e dirette, ma penso sia altrettanto importante che un brano sia cantato bene. Secondo me questo pezzo è piuttosto originale e molto in linea con i tempi di oggi. Lo considero anche abbastanza orecchiabile, soprattutto il ritornello, che dopo un po’ ti rimane in testa… proprio come dice la canzone: entra in loop!
Questo traguardo cambia qualcosa nella tua visione artistica o nel modo in cui ti approcci alla musica? Ti senti più “responsabile” nei confronti del tuo pubblico?
Rimango ovviamente con i piedi per terra. Come dicevo prima, si può sempre fare di più! Ci sono artisti che raggiungono milioni e milioni di visualizzazioni perché fanno anche televisione, hanno partecipato a talent, a Sanremo… io vengo semplicemente da qualche concorso canoro, quindi il mio percorso è diverso. Però c’è un detto che dice: “Chi si accontenta gode” — e in questo caso, ci sta tutto.
Per quanto riguarda il pubblico, a me basta sapere di aver lanciato un messaggio. In futuro, mi piacerebbe anche scrivere una canzone d’amore.
Se potessi lasciare un messaggio in fondo a ogni visualizzazione del video, cosa vorresti che rimanesse nel cuore di chi ascolta “Siamo Macchine”?
Il messaggio che vorrei trasmettere è quello di provare a fare davvero tesoro delle parole della mia canzone, per costruire un futuro migliore, partendo innanzitutto da noi stessi. Il mondo, purtroppo, non cambia da solo. E se non cambia, allora cerchiamo almeno di migliorarci come individui. Questo, ovviamente, vale nel momento in cui siamo noi a essere dalla parte sbagliata. Se invece sentiamo di essere nel giusto, va bene anche restare come siamo. Ma se a dover cambiare sono gli altri, allora è giusto che siano loro a fare un passo avanti.