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Giuseppe Cucè: il peso invisibile dell’anima in 21 grammi
Interviste
C’è un filo sottile che attraversa tutta la musica di Giuseppe Cucè: quello che unisce fragilità e forza, desiderio e perdita, memoria e trasformazione. Originario di Catania, Cucè ha costruito negli anni un percorso coerente, in cui la canzone d’autore diventa spazio di indagine interiore e racconto esistenziale.
Il suo ultimo progetto, 21 grammi, pubblicato il 20 giugno 2025 per TRP Vibes e distribuito da EGEA Music, nasce come concept album ispirato alla celebre leggenda secondo cui l’anima umana peserebbe ventuno grammi. Cucè trasforma questa suggestione in una metafora poetica: il disco esplora ciò che resta quando cadono le maschere sociali e si è costretti a confrontarsi con la propria verità emotiva. Non una semplice raccolta di brani, ma un percorso unitario in cui ogni canzone diventa scena di un film interiore.
21 grammi intreccia cantautorato italiano, soul mediterraneo e suggestioni indie contemporanee, alternando ballate intime ad aperture orchestrali. Brani come Ventuno, È tutto così vero, Una notte infinita, Cuore d’inverno e Tutto quello che vuoi mettono al centro vulnerabilità, desiderio, memoria affettiva e consapevolezza spirituale. Il disco affronta anche temi attuali, come il burnout emotivo e la solitudine nella cultura digitale, raccontati con autenticità e senza enfasi retorica.
La dimensione visiva è parte integrante del progetto: videoclip, fotografia e cura estetica rafforzano l’idea di un album “cinematografico”, come sottolineato da diverse recensioni in Italia e all’estero. La versione in lingua spagnola, El mundo es verdadero, ha ampliato ulteriormente il dialogo con il pubblico internazionale, confermando la portata universale dei temi affrontati.
Il percorso di Giuseppe Cucè affonda le radici nelle arti visive e nella danza contemporanea, esperienze che hanno influenzato il suo modo di concepire la musica come espressione totale, in cui parola, corpo e suono convivono. Dopo La mela e il serpente (2009) e Attraversando Saturno (2017), 21 grammi rappresenta una tappa di maturità artistica e personale.
Il progetto è stato portato anche dal vivo con l’UNIWEBTOUR 2025, una serie di concerti acustici e incontri nelle università italiane. In questa dimensione essenziale — voce, chitarra e parole — il disco ha trovato una forma ancora più diretta, creando un dialogo autentico con il pubblico giovane.
Per Music-Alive, Giuseppe Cucè ha raccontato in prima persona la genesi di 21 grammi, le scelte artistiche e le esperienze più significative.
1. “21 grammi” prende ispirazione dalla leggenda sul peso dell’anima. Quando hai capito che questa immagine sarebbe diventata il centro del tuo nuovo progetto? Cosa rappresenta per te, oggi, quel “peso invisibile”?
Ho capito che sarebbe diventata l’immagine centrale quando mi sono accorto che tutte le canzoni stavano parlando della stessa cosa, anche con parole diverse: il momento in cui qualcosa dentro di te cambia peso. La leggenda mi affascinava non come dato scientifico, ma come metafora. Quel peso invisibile è la parte più autentica di noi: ciò che resta quando togli maschere, aspettative e ruoli. Oggi i “21 grammi” sono il punto di verità. Il momento in cui scegli se restare nella consuetudine o scendere dalla giostra — come accade in Ventuno. È la soglia tra ciò che sopravvive e ciò che cade.
2. Il disco è stato definito “cinematografico” per l’attenzione alle atmosfere e alla dimensione visiva. In che modo le tue esperienze nelle arti visive e nella danza hanno influenzato la scrittura e la costruzione sonora dell’album?
Non scrivo mai solo con le parole. Scrivo per immagini. Prima di un accordo vedo uno spazio, prima di un ritornello sento un movimento. La danza mi ha insegnato il ritmo interno del corpo, il respiro prima dell’impatto. Le arti visive mi hanno insegnato la composizione: cosa lasciare in ombra, cosa illuminare, quanto silenzio serve perché una scena sia vera. Per questo l’album ha una dimensione cinematografica: è costruito come una sequenza di quadri. Volevo un suono analogico, orchestrale, fatto di strumenti reali, archi e fiati. La musica doveva avere carne, non solo atmosfera.
3. Nei brani emergono fragilità, desiderio, spiritualità, ma anche temi contemporanei come il burnout emotivo e la solitudine nella cultura digitale. Quanto è personale questo racconto e quanto nasce dall’osservazione del presente?
È personale, ma non autobiografico in senso stretto. Le fragilità che racconto le ho attraversate, ma appartengono anche alla mia generazione. Viviamo in un tempo velocissimo, dove siamo sempre connessi e spesso profondamente soli. Il burnout emotivo non è solo lavorativo: è relazionale. È l’incapacità di restare. È la paura di sentire troppo. Osservo molto, ascolto le persone, i silenzi, i cambiamenti nel modo di amare. Poi filtro tutto attraverso la mia sensibilità. Non volevo fare un disco di denuncia, ma un disco di consapevolezza.
4. Il lavoro in studio con il produttore Riccardo Samperi è stato descritto come una ricerca della verità più che della perfezione. Come si è tradotto concretamente questo approccio nella registrazione di 21 grammi?
Con Riccardo abbiamo deciso di non levigare troppo. Se una voce tremava ma era vera, restava. Se un pianoforte respirava prima di entrare, non lo tagliavamo. Abbiamo lavorato molto sugli strumenti reali, sulla dinamica naturale, sulla vibrazione. Non ci chiedevamo “È perfetto?”, ma “È vivo?” Credo che questa differenza si senta.
5. L’UNIWEBTOUR 2025 ti ha portato nelle università italiane con performance acustiche e incontri diretti con il pubblico. Che tipo di riscontro hai percepito dai giovani e cosa ti ha lasciato questa esperienza dal punto di vista umano e artistico?
È stata un’esperienza fondamentale. Le università sono luoghi di domande, non di certezze — e 21 grammi è un disco che non offre risposte facili. In acustico il progetto si spoglia completamente: solo voce, chitarra e parole. Se regge lì, allora è vero. Il riscontro dei ragazzi è stato sorprendente per lucidità e profondità. Mi hanno posto domande sul senso delle scelte, sull’idea di anima, sul burnout emotivo, sul bisogno di rallentare. Ho percepito una forte esigenza di contenuto, non solo di intrattenimento. Dal punto di vista umano mi ha lasciato la consapevolezza che le fragilità che racconto sono condivise. Dal punto di vista artistico mi ha confermato che una canzone, quando è spogliata di tutto, deve avere un cuore. Non è stato un tour promozionale. È stato un dialogo.
Press Quote
“Con 21 grammi, Giuseppe Cucè realizza un concept album intimo e profondamente coerente, dove poesia e costruzione cinematografica si intrecciano per dare voce al peso invisibile dell’anima nel mondo contemporaneo.” – Music-Alive