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Intervista a Giacomo Luridiana

Music Alive | Aprile 9, 2018

1)Ciao Giacomo,racconta ai nostri lettori come hai iniziato il tuo percorso musicale?

E’ iniziato tutto ascoltando Springsteen, i Nomadi e Samarcanda in macchina con mia mamma da piccolo. Poi alle elementari ho iniziato a scrivere qualche poesia e alle medie mi sono avvicinato all’idea di scrivere musica grazie al tipico flautino bianco della Hohner che si usa a musica. Le due cose si sono incontrate a 15 anni, quando ho iniziato a suonare la chitarra classica e di lì a poco ho iniziato a scrivere le mie prime vere canzoni.

2)I tuoi brani da cosa nascono e come li sviluppi?

Nascono dalla necessità di esprimersi che hanno tutti, il difficile è capire cosa si vuole esprimere. A volte sono immagini, sensazioni, a volte storie, a volte opinioni. Il modo in cui sviluppo i miei brani è altrettanto confusionario, non ho un ordine preciso del tipo testo-musica o musica-testo, diciamo che prendo un’idea, che sia una melodia, un testo o un giro d’accordi, poi inizio a costruirci sopra, a volte il processo dura qualche ora e altre volte mesi, dipende.
3)Cosa pensi dell’importanza dei social-media nel mondo musicale?
 Penso che rivestano un ruolo importantissimo oggi nella ricerca di spazio da parte di un artista nel mercato musicale. Non mi sento di giudicare questa cosa né in modo positivo né negativo, è vero che i social sono un universo caotico in cui è facile perdersi ma è altrettanto vero che sono un canale diretto con il pubblico e che permettono di creare una connessione quasi a 360 gradi con chi ti segue.

4)Perché vuoi fare musica?

Perché è una necessità che sento fin da bambino.

5)Il genere che ami? Il genere che odi? Perché?

Un genere che amo è sicuramente il folk rock americano, anche se poi dipende sempre dall’artista che si ascolta. Un genere che odio invece direi che non c’è, non tra quelli che conosco almeno, appunto perché dipende molto più dall’artista che decido di ascoltare che dal genere che fa.

6)Cosa un’artista o una band non dovrebbe mai fare?
Non mi piace dire cosa gli altri devono o non devono fare, secondo me dipende sempre dalla situazione e da come una persona è. Diciamo che a me personalmente non piace l’idea di spaccare gli strumenti sul palco, mi sembra una mancanza di rispetto e uno spreco. Poi però è ovvio che se sei i Sex Pistols il gesto assume un significato.
7)Come vedi posizionato il tuo genere musicale nel mercato italiano? In quello internazionale?
In questo momento non me ne preoccupo troppo, se devo essere sincero.
8)Sogni nel cassetto e progetti per il futuro?
Vivere di musica e lavorare duramente per vivere di musica.

Pubblicato da Music Alive

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