Le ferite che non fanno più male, ma che continuano a bruciare, sono il motore immobile di “A Fuoco Lento”, l’album d’esordio autoprodotto dei Zona Rimozione. Composto da dieci tracce nate da esperienze reali e rimaste a lungo custodite in un cassetto, il disco segna il ritorno della formazione rock dopo anni trascorsi lontano dai riflettori. Ne scaturisce una fotografia sincera e priva di scorciatoie su cosa significhi cambiare, resistere e restare fedeli a sé stessi nel caos del mondo moderno. Per comprendere meglio lo spirito di questo lavoro, abbiamo scambiato cinque battute con la band.
Ecco l’intervista con le tue domande identiche e le risposte rese più fluide, naturali e discorsive, mantenendo intatto il significato originale.
Il vostro progetto unisce amici di lunga data che non hanno mai smesso di suonare, nemmeno quando la vita vi ha portato altrove. Come siete riusciti a custodire e a proteggere queste canzoni per anni prima di decidere che fosse arrivato il momento giusto per pubblicarle?
Le abbiamo custodite perché, in fondo, per noi non erano semplicemente delle canzoni. Ogni volta che ci ritrovavamo in sala prove, quelle idee tornavano fuori da sole, in modo del tutto naturale, come se fossero rimaste lì ad aspettarci per tutto il tempo. Non le abbiamo pubblicate prima perché la vita ci ha portato a dover dare la priorità ad altro, tra la famiglia e il lavoro. Poi, però, ci siamo resi conto che quei brani parlavano ancora profondamente di noi e abbiamo capito che era arrivato il momento di pubblicarli: dovevamo fare una scelta tra la monotonia degli impegni quotidiani e la nostra musica.
L’album è interamente autoprodotto e mixato da Marco Ruggero. Dal punto di vista prettamente tecnico e di produzione, come avete lavorato in studio per dare al disco quel suono rock viscerale e melodico che lo caratterizza?
La scelta di autoprodurre interamente il lavoro è stata del tutto naturale: volevamo ottenere un suono che fosse nostro al cento per cento, senza l’uso di intelligenze artificiali e senza scendere a compromessi. Marco ha guidato il lavoro in studio recuperando l’approccio di una volta, mettendosi costantemente alla ricerca del giusto equilibrio tra impatto e melodia. Il risultato finale è un suono che magari non sarà perfetto, ma è assolutamente vero, esattamente come siamo noi.
Nella tracklist si passa dall’esortazione di “Corri Sempre Controvento”, che invita a difendere la propria identità, al rischio di perdersi raccontato nella title track “A Fuoco Lento”. Come si relazionano tra url loro queste due diverse anime del disco?
Sono due brani che parlano ai giovani, ma lo fanno da due prospettive completamente diverse. Corri Sempre Controvento è un’esortazione a difendere la propria identità e a non lasciarsi omologare dalla mediocrità della massa; è un pezzo che ti ricorda che esisti davvero solo quando sei te stesso, senza scendere a compromessi. A Fuoco Lento, invece, rappresenta l’altra faccia della medaglia, ovvero l’avvertimento: se smetti di pensare con la tua testa e ti lasci trascinare dalla corrente, rischi di consumarti piano, giorno dopo giorno, senza nemmeno rendertene conto. Il rischio, insomma, è quello di vivere una vita che si spegne poco alla volta, in totale silenzio. Queste due anime convivono nel disco perché convivono nella vita di tutti i giorni, tra la spinta a essere sé stessi e la paura di perdersi. Raccontarle entrambe era semplicemente necessario.
Brani come “Vola Via Con Me” e “Senza Te” affrontano il tema dell’amore da due prospettive opposte: il coraggio di fidarsi dell’altro e il vuoto di un sentimento non corrisposto. In che modo queste esperienze personali si sono trasformate in canzoni dirette e senza filtri?
Si tratta di due modi diversi di vivere l’amore, ma sono entrambi estremamente reali e vissuti sulla nostra pelle. Vola Via Con Me nasce da quel momento così fragile in cui decidi di fidarti ciecamente di qualcuno: in quel frangente non esistono regole e non c’è spazio per la paura. Se si ama davvero, bisogna lasciarsi andare contro tutto e contro tutti. L’abbiamo scritta di getto, così com’era, diretta e senza filtri. Senza Te, invece, parla del vuoto che si prova quando ami qualcuno ma non sei ricambiato, una sensazione che purtroppo conoscono tutti. Dentro ci abbiamo lasciato la stanchezza, il silenzio e quella perenne sensazione di solitudine. Sono esperienze personali che si trasformano in canzoni così dirette proprio perché non abbiamo cercato metafore o giri di parole; abbiamo voluto raccontare esattamente quello che abbiamo vissuto, nel bene e nel male. E quando scrivi così, in modo così trasparente, la musica fa il resto: prende la tua verità e la porta esattamente dove deve andare.
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